Mettere su un concept album è ultimamente una pratica diffusa e non immediata, specie se lo si vuole fare attraverso sole tracce strumentali. Quello preso in esame questa settimana è Giza del producer friulano Microspore.

L’album

Microspore - Giza

Giza è un viaggio che si dirama nelle dimensioni dello spazio, del tempo e della mente.
È il mio personale viaggio in Egitto, una terra nella quale non sono mai stato ma che sin da bambino mi ha ammaliato e che è stata dipinta con drappi esoterici e abbracciata da arazzi onirici.

Non è l’Egitto, è il mio Egitto. Quell’Egitto immaginario costruito da un bambino solitario, affascinato dagli alieni e dalle culture essudanti ombre e chimere. Proprio quell’Egitto che tuttora è così vivido e “reale” da essere trasposto in musica.
L’album è stato composto accumulando pezzi nuovi nell’arco di quasi tre anni e, passando attraverso tre cernite, ha preso forma e si è progressivamente snellito, raccogliendo il frutto di un percorso interiore nato dalla necessità di rispondere alle domande

“Voglio fare qualcosa di nuovo?” “Posso farlo?”

Giza dunque diventa un disco, un luogo, un viaggio al di fuori di sè costruito all’interno dei ricordi e, contemporaneamente, dentro la totalità delle mie sensazioni.

D’istinto

microspore giza
Dopo averlo annoverato tra le 4 release più interessanti di questo settembre, è stato facile attirare la sua attenzione verso Identità Virali chiedendogli di preparare il podcast di Ottobre e rubare alcune informazioni in merito a Giza – disponibile in versione digitale e in musicassetta – e il suo ingresso nel roster di Panorama Musique Records.
• A chi è rivolto Giza?
È rivolto ad un pubblico ottuagenario incontinente, provvisto di protesi all’anca radioattiva, disfunzioni renali ed epatiche e di ideologie filocattocomuniste. Scherzi a parte è musica, è dedicata a tutti.

• Il concept è un evidente rimando ad uno scenario introspettivo, mistico ed alieno (parafrasando le tue parole) come in un tandem tra Dune e Stargate (quest’ultimo tra l’altro è una delle tracce presenti nel disco).
In realtà è tutto più semplice di quanto sembri: il disco è solo una selezione di brani prodotti negli ultimi tre anni e che hanno sonorità tali da sembrarmi colonna sonora di alcune scene di film o svarioni cosmici. Il resto è solo ricerca di particolari formule capaci di coinvolgere in prima persona un possibile lettore, nulla di più nulla di meno.

• Da quanto letto, Giza è stato soggetto a più scremature e selezioni per un arco di tempo relativamente lungo, fino a comporre quella che è la tracklist definitiva. Da questa gestazione così intima e lungimirante quali conclusioni hai tratto? Come ti aspetti sia percepito dai tuoi ascoltatori?
Ho capito di quanto una persona possa evolversi nel tempo. Produco in un modo molto istintivo (l’unica cosa che probabilmente faccio in modo non razionale) e quindi notare l evoluzione avuta nelle sonorità e, soprattutto, nei gusti, è stimolante. Non voglio immaginarmi come una persona semplice e prevedibile, mi annoierei io stesso! Per quanto riguarda il feedback non sapevo cosa aspettarmi ma ho ricevuto in un sacco di complimenti. La cosa non può che farmi piacere perché è una gratificazione non da poco vedere che la ricerca di un suono nuovo non piace solo a te. Condividi e ti senti parte di qualcos’altro. Non so, oggi mi sento particolarmente hippie, chiudo qua.

• La peculiarità di Giza, per tutta la sua durata, sta nel combinare a tappeti siderali ritmiche calde e tribali. Tutto rimanda a uno scenario suggestivo e coinvolgente, in coerenza con la premiere Nefertiti. In che modo sei entrato in contatto con Panorama Musique Records? La scelta della cassetta come release fisica è un modo per rivolgersi ad un target specifico o pensi sia giunto il tempo anche in Italia di poter rivalutare vecchi supporti al di fuori del vinile?
Beh i ragazzi di Panorama li ho conosciuti grazie a Diogenes che, da qualche tempo, è addetto al talent scouting. Fino a qualche settimana fa manco sapevo che faccia avesse ma sin da subito avevamo capito di essere sulle stesse lunghezze d’onda (cioè dagli 80hz in giù). Ma la cassettina è stata scelta per quello che rappresenta! La grezzaggine, lo sporco di un nastro grigio che passa su delle testine ormai ferme da 15 anni. Dai, è proprio hardcore come faccenda!!

• Kappah e Diogenes sono le uniche collaborazioni di Giza. Da cosa nasce il loro contributo in una parentesi introspettiva così ampia e quale valore attribuisci alla collaborazione tra musicisti in una scena quale quella dei beat, forte anche della tua presenza alla Beatcon2?
La scelta di loro due è dettata dalla sintonia de capoccia e di sonorità marce. Entrambe le tracce sono nate rapidamente e hanno raggiunto sin da subito il livello di banger. D’altra parte con due fuoriclasse come loro non poteva andare altrimenti! Le collabno? Sono tassative. È un’occasione di confronto e il confronto è il prerequisito per la crescita personale. Guarda la natura: chi non evolve, muore.

• Un saluto di rito a identità virali, nel frattempo spingiamo play al tuo mix.
Come si dice dalle nostre parti: mandi a duc 🙂

Identità Virali Podcast 2 – Mixed by Microspore by Identità Virali on Mixcloud