Da diverso tempo, il quartier generale di Identità Virali tiene d’occhio Iken, già segnalato in alcune precedenti uscite. Prontamente intercettato gli abbiamo posto alcune domande circa il suo ultimo EP Squares e i progetti che ci attendono.

Iken Squares EP

I quadrati di Iken

Di Squares si coglie subito l’attitudine alle sonorità hip hop miste all’elettronica più tradizionale, atmosfere nuove e contemporaneamente retro. Una sottile ambivalenza in cui i confini tra tributo e sperimentazione intendono mescolarsi, e per gran parte di esso ci riescono egregiamente.

• Sei di Napoli, poco più che ventenne, ma chi è Iken e quando nasce?
Ciao!
Iken nasce nel 2011, anno in cui ho avuto i primi approcci con il mondo del beat-making e con la cultura hip hop.
Il mio background musicale è composto di esperienze diverse: sin da bambino, quando mi fu regalato il mio primo strumento, ho sempre mostrato una certa attitudine alla musica e così ho iniziato dapprima col piano per poi passare alla chitarra elettrica all’eta di 14 anni. Sono cresciuto ascoltando Rock, Rock progressive e Blues principalmente. In quell’anno conobbi un amico che faceva rap e quando seppe che sapevo suonare uno strumento mi “costrinse” ad iniziare col beat-making prestandomi un suo piccolo controller midi che aveva a casa. Era un qualcosa di completamente nuovo per me. Iniziai a perderci la testa.

• È stata una piacevole sorpresa scoprire i tuo beat, poi l’EP con Odeeno, in cui il tuo tocco è stato riconoscibile da subito, ed ora Squares. Qual è l’elemento che non può mai mancare in un tuo beat?
Sicuramente posso dire che deve esserci almeno una cosa suonata completamente da me. Nei miei beat mi piace che qualsiasi cosa sia suonata da me in prima persona, che sia un synth o qualsiasi altro strumento. Fa parte del mio approccio con i beats. Preferisco campionare anche ambienti, rumori e simili per poi applicarli su cose create da me da zero e non viceversa.

• Squares ad un certo punto del suo percorso intraprende una virata più netta verso un elettronica più classica, meno contaminata dall’ hip hop a tratti claustrofobica. Quali sono le tue influenze in quest’ultimo periodo?
Beh i primi nomi che mi vengono in mente di quest’ultimo periodo sono sicuramente Thom Yorke, Matmos, Tortoise, Alva Noto, Atom, Nosaj Thing, Andy Stott e Flying Lotus (che in realtà ascolto sempre, a prescindere dal periodo). Resto affascinato dagli artisti che sperimentano continuamente cose nuove, che sono costantemente alla ricerca di sonorità diverse e nuove soprattutto.

• Unico featuring quello con Buio, traccia cruda e piena di scratch come non se ne sentivano da tempo, eppure “nuova”. Parallelamente la presenza in una scena dei beat sempre più concreta. Cosa pensi di ciò che sta nascendo in Campania, specie con BeatzCat?
BeatzCat è la concretizzazione di un sogno che tutti noi beatmakers campani abbiamo ovvero quello di formare un’unità, un movimento che ci coinvolga ed unisca. Ovviamente sono felicissimo della cosa: in Campania siamo in tanti, tra beatmakers e non, a seguire questo filone musicale e quindi è l’occasione perfetta per alimentare questa passione e soprattutto essere interconnessi.

• Domanda per i fan: collaborazioni, progetti, partecipazioni in vista?
Attualmente sto lavorando al primo disco ufficiale di Shadaloo (G.A.S. Fam). Stiamo curando ogni dettaglio per presentare un prodotto davvero valido ed originale. Per quanto riguarda i miei progetti invece, sto iniziando a buttare giù qualche idea, concettualmente parlando, per il mio prossimo progetto che avrà un tema molto interessante che accomunerà tutte le tracks.