L’articolo che segue è stato tradotto da Gizmodo, trattasi di un dialogo con Geoff Martin, ingegnere del suono e produttore, e del suo punto di vista in merito ai suoni naturali che caratterizzano gli ambienti in cui viviamo. L’ho trovato da subito interessante e ricco di spunti di riflessione sui metodi di ascolto che tutti noi facciamo, e di come l’ambiente che ci circonda può influenzare le nostre esperienze, buona lettura.

Come il suono della natura e il rumore stanno cambiando nell’era digitale

Conduciamo le nostre esistenze quotidiane contro l’incessante e quotidiano rumore di fondo. Ma la natura di quel rumore sta cambiando con l’avvento del digitale. E il sound design – il modo in cui progettiamo i suoni – sta cambiando con esso.

Geoff Martin lavora come tonmeister per Bang & Olufsen, società che progetta di apparecchiature audio e video che opera in tutto il mondo.
Stando alle sue stesse affermazioni, Martin è al contempo un ingegnere del suono e produttore discografico. Una professione molto poco diffusa, il tonmeister emerse in Germania nel 1960.

Come tonmeister per Bang & Olufsen, Martin ha aiutato nella fase di progettazione di altoparlanti e sistemi audio all’avanguardia, ma il suo lavoro in questi giorni è quello di guardare al futuro e di immaginare di quale tipo di prodotti per l’audio i clienti avranno bisogno nei prossimi 10 anni e oltre.

Per fare questo, ricerca gli indizi necessari per studiare come il nostro ambiente sta cambiando, e come l’ambiente digitale stia alterando il rapporto dell’uomo con suono e rumore.

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La differenza tra suono e rumore

Suono e rumore non sono sinonimi: il rumore è generalmente definito come un suono indesiderato, secondo Martin come il sibilo che si sente durante una registrazione. A volte ci si riferisce a suoni le cui onde portano con sé nessuna informazione utile, come nel caso di una radio non sintonizzata.

Per gli ingegneri del suono, il rumore è presente in molte forme (colori), a seconda della sua importanza spettrale: dal bianco al rosa, dal rosso al viola, dal blu al nero (anche se per un orecchio non allenato non risulteranno differenze tra esse). Ogni suono ha un’impronta digitale tale da mostrare attraverso lo spettro tutte le frequenze che va a comporre (la maggior parte dei suoni sono un mix complesso di vibrazioni meccaniche a frequenze molto diverse tra loro).

Per un tonmeister, il noise può essere il suo migliore amico. Infatti, per testare i suoi progetti Martin usa il rumore rosa, che a differenza del rumore bianco non è totalmente casuale. Colpisce un punto preciso tra ordine e caos e la sua composizione può essere identificata nel battito cardiaco, nel DNA, nei flussi di traffico, nella maggior parte degli strumenti elettronici e, ovviamente, nelle melodie musicali.

Per la maggior parte di noi il rumore equivale ad un fastidio, come l’inquinamento luminoso che impedisce di osservare il cielo stellato.

è difficile trovare un posto dove tutto ciò che puoi ascoltare sono suoni naturali, anche recandoti nel profondo di un bosco può capitarti di ascoltare il volo di un jet che passa sulla tua testa.

In un moderno edificio il rumore di fondo più probabile che si può sentire è il ronzio delle luci o quello dell’aria condizionata. In Nord America è di circa 60 Hz, mentre in Europa è leggermente inferiore, 50 Hz, equivalente a una nota in B (Si).

Non a caso, Martin cita un compositore di Vancouver, il quale crea brani soltanto in chiave B (Si) per questo motivo. “quando il reverbero va a scomparire, la musica si fonde con il suono del distributore di Coca Cola nella hall”.

Oggi la natura dell’onnipresente rumore di fondo sta cambiando. “Stiamo ottenendo questa sfumatura tra ciò che pensiamo sia reale e ciò che effettivamente è reale” afferma Martin.

L’intera arena acustica è appositamente progettata per noi, e ciò non rende più il rumore del nostro ambiente accidentale.

L’arena acustica in cui viviamo include un mucchio di suoni artificialmente progettati, cuciti su misura per corrispondere a ciò che la gente si aspetta di sentire. E questo include tutto, dal suono di un phon alla suoneria del proprio cellulare (il click che fa quando lo si blocca), o al suono del sistema di scarichi delle auto. Pensate che tutte le portiere di tutte le auto emettano lo stesso suono quando si chiudono? I produttori di automobili effettuano un lavoro non indifferente per rendere quel suono identificabile e piacevole per l’orecchio.

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Il futuro della musica registrata

Anche il modo di ascoltare la musica sta cambiando.
Non prima di 10-15 anni fa, molta gente ascoltava ancora la musica attraverso gli altoparlanti per gran parte del loro tempo.
In questi giorni chiunque usa gli auricolari per ascoltare musica o per conversare al cellulare, e le cuffie noise-canceling che acquisiranno grande popolarità.

Infatti, Martin stesso afferma che le cuffie con noise-canceling saranno presto così a buon mercato che potremmo indossarle al centro di Times Square e non sentire nulla di quello che c’è intorno, eccetto il brano che abbiamo messo in play.

Tuttavia, la musica registrata non è progettata per essere ascoltata in cuffia. Si pensi a cosa accade quando si guarda un film confezionato per il cinema su una TV con schermo piccolo: c’è una perdita considerevole di dati originali. Parallelamente avviene un processo simile nell’ascoltare della musica progettata per degli altoparlanti e poi riprodotta in cuffia.

Il tutto spinge Martin (e la Bang & Olufsen) ad un grande interrogativo, ovvero se tutto ciò influenzerà drasticamente i metodi di registrazione finora adoperati.
Invece di registrare con microfoni convenzionali l’industria potrebbe spostarsi su microfoni che contengano un componente che simuli l’acustica della testa umana, ma quando si vorrà ottenere il percorso inverso avremo lo stesso problema a ruoli invertiti.

Se si dispone di una registrazione fatta per le cuffie e la si riproduce attraverso degli altoparlanti, si avrà una considerevole perdita di dati nella traduzione. Non ci siamo ancora arrivati, ma è probabile vedere in un futuro non così lontano come le persone vivano le proprie giornate con un paio di cuffie in testa.